Riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza…”
(Claudio Lolli, Ho visto anche degli zingari felici)

Torna limpida l’acqua a Venezia. Il motivo è presto detto: il blocco del traffico e di parte delle attività industriali (coi relativi scarichi) per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Il decreto governativo sulle misure d’urgenza ha infatti previsto lo stop a ogni tipo di attività e quindi anche il traffico veneziano ne ha risentito (naturalmente in positivo) così come il crollo delle presenze di turisti. Meno scarichi e meno inquinamento hanno ridato trasparenza alle acque della laguna.

Mai, nei mesi precedenti al blocco, l’acqua dei canali di Venezia era stata così pulita e così da qualche giorno sono perfettamente visibili i fondali della laguna veneziana.

In tema ambientale il Coronavirus ha mostrato quindi l’altra sua faccia, riducendo l’inquinamento, a livello globale. In Cina soprattutto per l’interruzione delle attività produttive, nel Nord Italia perché c’è meno traffico, anche se probabilmente sarà un effetto collaterale temporaneo.

Infatti, le osservazioni satellitari realizzate nelle ultime settimane da Copernicus, l’iniziativa dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per monitorare l’atmosfera, mostrano che da gennaio all’11 marzo le emissioni di diossido di azoto (NO2) – uno dei principali gas inquinanti, che favorisce l’asma e altri problemi polmonari – sono molto diminuite in Europa. In particolar modo nel Nord Italia, una delle aree più inquinate del continente, dove da metà febbraio la concentrazione di NO2 è diminuita del 10 per cento. È uno degli effetti secondari della pandemia da coronavirus (SARS-CoV-2), che già si era visto in Cina: il rallentamento delle attività produttive e, nel caso dell’Italia, soprattutto degli spostamenti ha ridotto i livelli di inquinamento dell’aria. Per saperne di più Leggi questo approfondimento

Stop da covid-19: sailing rules

E il mondo della vela si ferma un po’ dovunque. In Francia non hanno voluto rischiare malintesi e hanno emanato un’ordinanza specifica per la nautica. La Prefettura Marittima del Mediterraneo ha emanato un’ordinanza per la quale è vietata qualsiasi attività nautica sino al 31 marzo in Mediterraneo. Ancora libere le attività nelle colonie d’oltreoceano. La decisione è stata presa per evitare spostamenti inutili, ma anche per evitare di avere i mezzi di soccorso impegnati con i diportisti quando potrebbero servire per eventi collegati all’epidemia di Coronavirus.

E riguardo al nostro PAESE, con l’emergenza Coronavirus, e in particolare dopo il decreto del 9 marzo 2020 con il quale l’Italia intera diventa “zona rossa protetta”, è possibile uscire in barca? Non ci sono specifiche indicazioni nel Dpcm del 9 marzo. Tuttavia – tranne per quei rarissimi casi di persone che vivono nella propria barca – per arrivare alla barca sarà necessario spostarsi, ricadendo quindi nella fattispecie dello “spostamento solo per esigenze lavorative, sanitarie o per altre necessità quali l’acquisto di beni di prima necessità”, da evitare“. Allo scopo di impedire la diffusione del virus, gli spostamenti sono ammessi solo in 3 circostanze, che andranno indicate nell’autocertificazione: si può uscire solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute. Va da sé che non è possibile uscire in barca, perché il diporto non è legato ad esigenze di questa natura.

Tutte le navi e le barche in arrivo in un porto o in un marina italiano, a meno che non escano e rientrino nello stesso marina o porto, al loro arrivo devono chiedere la Libera Pratica, quindi devono mettere a riva una bandiera gialla e non devono attraccare sino a quando non ricevono il permesso dall’autorità portuale.

Arrivati a terra, sono tenuti alla quarantena.

Dal canto suo il porto è tenuto ad avvicinare l’unità dotando i suoi operatori dei necessari presidi medici atti a prevenire l’infezione. Sempre il porto, o il marina, prima di consentire l’attracco della barca, deve rilevare la temperatura corporea delle persone a bordo dell’imbarcazione. Arrivati a terra sono tenuti alla quarantena.

Intanto la vela sportiva si è fermata, atleti e competizioni dunque sospese, così come le prime World Series della 36/a Americàs Cup di vela, programmate a Cagliari nell’ultima decade di aprile, sono state annullate definitivamente.

Però, in tutto questo, c’è chi ha deciso di lasciare la città (in tempi ‘non sospetti’, ormai va specificato!) e di andare a vivere in barca con moglie e figli. Trovando un nuovo equilibrio provvisorio di vita. Ecco le testimonianze

Era lei, la barca, che mi avvertiva. Mi salvava la vita. Come una persona. (Giovanni Soldini, velista).

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