Cit. Il velista è un cacciatore di vento.

(Raniero Regni)

Immaginate la rosa dei venti, puntate il dito e scegliete una direzione: Maestrale, Libeccio, Levante, Scirocco o Grecale? Quello sarà il vostro soffio di vento e quella la borsa per la vostra estate.  Poi scegliete un colore e dentro, metteteci quello che volete: anche un mare di sogni. E di viaggi. Che prenderanno il largo non appena lo si potrà fare.

Nell’attesa lasciatevi ammaliare da questo look eco-friendly, per sentire addosso ancora una volta, il ricordo di un viaggio o di una regata.  Vele capaci di catturare anche il più piccolo alito di vento, tornate a nuova vita. Secondo l’attuale normativa, infatti, una vela finita deve essere considerata un rifiuto pericoloso e necessariamente smaltito in una struttura apposita.

Sono le borse sportive, da viaggio, da spiaggia, casual di un design semplice ma innovativo, di alta qualità e resistenti all’usura, ma tutte fatte con le vele dismesse ed altri materiali di navigazione.  Una creatività senza limiti, che nasce da intuizioni semplici ma geniali, e che unisce l’idea del riuso, in tempi in cui la salvaguardia dell’ambiente marino è tema caldo, con il rilancio della produzione artigianale italiana, e dell’inclusione sociale di donne appartenenti a fasce deboli.

UPWIND

A Trento è la Cooperativa Aurora a condurre la regata, una Cooperativa sociale di inserimento lavorativo (che fornisce appunto servizi altamente qualificati nei settori delle pulizie, portierato, verde, sartoria) che le produce dal 2017 con il marchio UPWIND. Un’idea che l’Associazione Velica Trentina ha sposato fin da subito nella sua bontà, mettendo a disposizione parte di materiale da recupero, insieme al Ristorante Valcanover, che ospita una piccola vetrina dei prodotti. Oltre naturalmente al negozio in centro a Pergine Valsugana.

Queste borse sono pezzi unici, fatti a mano e impossibili da riprodurre perché lavorate con amore e nel rispetto dell’ambiente dalle mani gentili ed abili delle sarte della cooperativa Aurora SCS, che in questa emergenza da CORONAVIRUS non lavorano più nel laboratorio, ma ciascuna da casa propria, nel pieno rispetto delle regole.

Data la situazione, UPWIND ha deciso anche di riconvertire la propria produzione nel confezionamento di mascherine sanitarie di cui c’è un enorme bisogno, uno strumento chiave per proteggere noi stessi e gli altri dal contagio.

L’approccio di chi non se ne sta con le mani in mano, e come può, si mette a disposizione degli altri.

LA FASE 2

Proprio ora che stiamo per entrare nella Fase 2 che segnerà la ripresa di alcune attività lavorative – assolutamente necessaria per non spegnere il “motore economico” dell’Italia – le mascherine sanitarie saranno ancora più fondamentali per permettere ai lavoratori, ai dipendenti, agli operai delle fabbriche di operare in sicurezza.

Ad oggi la Cooperativa è in contatto con Confcooperative per la produzione in filiera a livello nazionale di mascherine (doppio strato di cotone 100%, ferretto e tasca per inserire un filtro, colorate e regolabili, con un taglio che può aderire efficacemente a naso e bocca). Un articolato meccanismo di verifiche necessarie, in collaborazione con il Politecnico di Bari, ma già qualche spiraglio per la produzione a norma e su larga scala di DPI si comincia a intravedere.

L’intervista

Complicata però, per una realtà piccola come quella trentina, è la rincorsa all’approvvigionamento dei materiali. A tal proposito abbiamo parlato con Emanuela Barbacovi, Project manager UPWIND

Ascolta “Creazioni che sanno di vento” su Spreaker.

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