Non ce lo aspettavamo (errore, le avvisaglie non erano mancate), questo periodo epocale di emergenza.  Il virus, l’epidemia e poi la pandemia hanno preso le nostre vite e le stanno cambiando. Come quando arriva una burrasca in mare e le barche e i naviganti iniziano a girare come trottole. Ecco, un po’ tutti oggi siamo come barche in balia della tempesta (quasi) perfetta. Eccoci dentro, da velisti. Senza vento e senza vele, lontane, irraggiungibili in questi giorni. Ma è come se ci fossero...

Ma cosa vuol dire QUARANTENA?

La parola quarantena  forma veneta per quarantina) prende infatti origine dall’isolamento di 40 giorni che veniva imposto agli equipaggi delle navi come misura di prevenzione contro le malattie che imperversavano nel XIV secolo, fra cui la peste.

Quello di Venezia fu il primo governo al mondo che impose la quarantena per chiunque volesse entrare in città. Era una realtà cosmopolita, una città marinara aperta e tollerante. C’era anche una fortissima presenza musulmana. Si era capito che occorreva isolare i malati, mettere all’aria uomini e merci in arrivo dall’estero, prima di permetter loro di approdare ai moli veneziani. E l’Isola del Lazzaretto Nuovo, nella laguna di Venezia, fu luogo eletto di “contumacia” per le navi che arrivavano dai vari porti del Mediterraneo, sospette di essere portatrici del morbo.

“Memorie” di equipaggi

Sull’isola del Lazzaretto Novo sbarcavano le navi e gli equipaggi provenienti da tutto il Mediterraneo. Sui muri scrostati degli edifici ancor oggi si leggono i messaggi scritti dagli equipaggi costretti ad attendere il loro turno prima di poter accedere alla città. Le navi a remi, i galeoni con le vele quadre, le tipiche galeazze veneziane disegnate anche per le acque basse, le scene tratteggiate sono capitoli impagabili sull’epopea della navigazione e le tecniche cantieristiche nei secoli. Il disegno di un alto galeone a quattro alberi più bompresso risalta nettissimo. Poco lontano sono riportati i nomi dei componenti dell’equipaggio di una nave cipriota approdata nel 1569. Molti scritti sono in ottomano misti ai simboli dell’Impero, altri in arabo classico. Più riconoscibili e ripetuti sono gli stemmi dei vari mercanti che davano la loro merce affinché venisse fumigata con l’incendio di erbe aromatiche che si dice servissero per debellare il morbo della malattia.

Scopri qui qualcosa in più.

Le varie epoche di quarantena

Nelle epoche storiche, furono anche altre le malattie si prestarono alla pratica della Quarantena prima e dopo la devastazione della peste:

  • tutti i soggetti affetti da lebbra, storicamente isolati dalla società;
  • i tentativi atti a contenere l’invasione della sifilide nell’Europa del Nord nel 1490 circa;
  • l’avvento della febbre gialla in Spagna all’inizio del XIX secolo;
  • l’arrivo del colera asiatico nel 1831;
  • e da ultimo la propagazione della COVID-19 partita dalla Cina nel 2019 e proseguita come ben sappiamo in questi primi mesi del 2020.

Fu però sotto la Repubblica di Venezia che la pratica dell’isolamento dei malati venne attuato in una forma decisamente drastica. Dal 1361 al 1528, nella Repubblica di Venezia furono registrate più di venti epidemie, una delle quali colpì quasi i tre quinti della popolazione.

I veneziani trovarono una soluzione radicale alla Peste Nera

Nel 1423 il Senato della Serenissima, pare su consiglio di San Bernardino da Siena, decise di realizzare un luogo destinato all’isolamento dei malati di peste. Sebbene non fosse un ospedale in senso moderno era la prima volta che si ospitava un così grande numero di malati al mondo in un posto dove potessero ricevere cibo e aiuto, almeno spirituale.

Il primo lazzaretto fu fondato da Venezia nel 1403, su una piccola isola contigua alla città (L’isola di Santa Maria di Nazareth o Isola del Lazzaretto Vecchio) fu il luogo designato. nel 1467 Genova seguì l’esempio di Venezia. Una decina d’anni dopo nel 1476 il vecchio ospedale per lebbrosi di Marsiglia fu convertito in un ospedale per gli appestati: il grande lazzaretto di questa città, forse il più completo nel suo genere, è stato edificato nel 1526 sull’isola di Pomgue. Le pratiche in tutti i lazzaretti del Mediterraneo non erano differenti dalle procedure inglesi nei commerci con il sudovest asiatico e con il Nordafrica.

Con l’approssimarsi del colera, nel 1831 furono costruiti nuovi lazzaretti nei porti occidentali (notevole è lo stabilimento immenso vicino a Bordeaux), dopodiché vennero usati per altro.

Il Regno Unito era solito ordinare per tutti i cani (ed anche per la maggior parte degli animali) introdotti nel paese, un periodo di sei mesi di quarantena in un canile dell’Her Majesty’s Customs and Excise per il rischio di importare la rabbia dall’Europa continentale.

In tempi più recenti si possono citare gli astronauti protagonisti delle prime missioni di esplorazione lunare, che al loro ritorno sulla Terra furono messi precauzionalmente in isolamento per un periodo di tre settimane.

Ed ora la storia dei giorni nostri: la misura di quarantena più grande mai disposta in una singola nazione risulta quella della provincia di Hubei, 60 milioni di persone circa, come misura di contenimento dell’epidemia CoViD-19. Tuttavia nel corso della stessa epidemia, al 25 marzo 2020, circa 3 miliardi di persone era stata confinata in casa per impedire la diffusione del virus.

A bordo l’obbligo di Libera Pratica

Per fare un po’ di ripasso vi ricordiamo che ci sono opportuni i segnali da issare a bordo in situazioni di emergenza come quella attuale. Oggi l’uso delle bandiere si è rarefatto finendo in gran parte nel dimenticatoio. Ma alcune di queste sono ancora obbligatorie: come quelle per la richiesta di libera pratica, per esempio, quando si entra in acque territoriali straniere.

Conosciuta come “bandiera gialla”, la Bandiera di libera pratica corrisponde alla lettera “Q” del CODICE INTERNAZIONALE DEI SEGNALI. Viene issata a sinistra, sotto la crocetta sulle barche a vela e sull’antenna in quelle a motore. Si issa quando si entra nelle acque nazionali di un paese extracomunitario. Con questa bandiera si comunica alle autorità che si sta dirigendo verso il porto più vicino dove sia possibile fare dogana. Una volta all’ormeggio, nessuno può lasciare la barca fino al completamento delle operazioni doganali. Chiamata anche erroneamente Bandiera di quarantena va issata nel caso di situazioni di emergenza , quando richiesto, alla crocetta principale di sinistra. Significa che tutto l’equipaggio è in buone condizioni di salute, non ci sono epidemie a bordo e che si richiede la “libera pratica” per entrare in porto e sbarcare.

Se invece la bandiera è a scacchi gialli e neri, la stessa segnala che la nave è sotto quarantena (se in porto). Se in navigazione significa “Fermate immediatamente la vostra nave.” Corrisponde alla lettera “L” del CODICE INTERNAZIONALE DEI SEGNALI.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *