Il “Corif” è un termine dialettale che indica la corrente di superficie che si sviluppa lungo la costa orientale del Lago di Garda. E’ incalzata dalla spinta dell’Ora del Garda, quel fantastico vento che puntualmente regala brividi e sorrisi a chi va in barca a vela e fa surf.  

Nasce da un’azione combinata del vento e della rotazione terrestre, che induce un movimento verso la costa sud–occidentale al mattino e verso nord-est nel corso del pomeriggio. Chi frequenta il lago lo sa bene e ha imparato a conoscerne i tratti fin da quando ha messo i piedi su una tavola o ha preso in mano una scotta randa.

mappa trasporto elementi superficiali – foto Giuliano Morini

La cosa interessante, però, è che adesso c’è un modello numerico che ne spiega più in dettaglio i movimenti. Lo ha elaborato il team di ricerca condotto dall’Università di Trento, che si caratterizza anche per una modalità innovativa di raccolta dati, e gli “utenti” del lago, vale a dire velisti, surfisti, sub e pescatori, sono diventati parte attiva nel lavoro.

Una ricerca che aiuta a spiegare il comportamento di una serie di fenomeni, con maggiore precisione. Ad esempio come vengono trasportati dall’acqua i detriti dopo eventi di piena, ed in quali direzioni si muovono le boe, i tronchi ed altri oggetti galleggianti. È stata ricostruita, inoltre, la vicenda di una barca che si era rovesciata il 6 agosto 2017 nella parte settentrionale ed era stata ritrovata due giorni dopo alla deriva a decine di chilometri di distanza. Lo studio ha avuto eco grazie alla pubblicazione sulla rivista internazionale “Science of the Total Environment”.

Il modello numerico

mappa del vento sul lago di Garda – foto Giuliano Morini

Il tutto ha preso avvio con il lavoro di tesi di due giovani dell’Università di Trento – Giuliano Morini e Marina Amadori – che si sono “imbarcati” – è proprio il caso di dirlo – in un’avventura che li ha portati a raccogliere i dati necessari all’interno della comunità locale, raccogliendo aneddoti, mappe, incontrando la gente del luogo e soprattutto gli abituali frequentatori del lago: velisti, surfisti, sub, pescatori, la squadra nautica del Corpo dei Vigili del fuoco permanenti di Trento, piloti dei traghetti e tecnici dell’Agenzia provinciale per la protezione ambientale. A loro è stato chiesto di raccontare ciò che conoscevano su venti, correnti superficiali e profonde, trasporto di oggetti galleggianti (tronchi, boe, barche), eventi curiosi ed eccezionali. Le informazioni raccolte sono state poi confrontate con i risultati di un modello numerico tridimensionale del lago di Garda, messo a punto dallo stesso gruppo di ricerca in collaborazione con l’Università di Utrecht (Paesi Bassi) e in grado di simulare le correnti del lago.

Leggi qui il comunicato stampa diffuso in via ufficiale dall’Università di Trento e dal quale abbiamo preso le informazioni del presente articolo.

Vela “al sicuro”

E se è pur vero che l’estate che ci attende vedrà una convivenza stretta con il Coronavirus, l’offerta turistica del Lago di Garda non si potrà chiamare fuori. La sua fruizione, necessariamente, sarà declinata in questi termini. Turismo di massa e manifestazioni di grande richiamo lasceranno posto a ferie all’insegna della sostenibilità e della sicurezza. La vacanza in barca a vela, su mare o lago, in tutto questo, così come il surf in solitaria, l’uso di derive e altri piccoli natanti, lascia intravedere spiragli rassicuranti.

La vela può garantire distanziamento sociale “tra imbarcazioni” (con equipaggio “sicuro”) in navigazione al largo oppure all’ormeggio in rada. Senza dimenticare che più di tanto non ci si può avvicinare a riva: dai 150 ai 500 m a seconda delle disposizioni; il minimo in genere corrisponde ai tratti di scogliera mentre le distanze massime vengono richieste per le spiagge frequentate da bagnanti. Per il lago di Garda valgono i 300 metri dalla terraferma sia per imbarcazioni a vela sia a motore, in ogni caso.

Lo sappiamo che i nostri e i vostri occhi si stanno già illuminando: l’alternativa del diportismo sembra essere potenzialmente percorribile e sicura, ma è da prendere con le pinze. Per tutti rimarrà, comunque, una grande incognita da calibrare a seconda delle disposizioni normative, e del molto buon senso.

Lago di Garda durante attività di ricerca – foto di Marina Amadori

L’articolo

L’articolo, dal titolo “Involving citizens in hydrodynamic research: A combined local knowledge – numerical experiment on Lake Garda, Italy”, è stato scritto per la rivista “Science of The Total Environment” da Marina Amadori, Giuliano Morini e Marco Toffolon dell’Università di Trento e Sebastiano Piccolroaz dell’Università di Utrecht.

Sarà incluso nel numero della rivista in stampa il prossimo 20 giugno (volume 722, 2020, 137720, ISSN 0048-9697), ma la versione online è già disponibile da marzo 2020: qui lo puoi leggere. (DOI: https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2020.137720)

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