Parabordando perché?…

Anche noi ce lo siamo chiesti. Semplice ispirazione per caratterizzare uno spazio virtuale e reale al tempo stesso? Forse! In fondo noi tutti siamo rimasti traumatizzati, almeno una volta nella nostra vita velistica, dall’esercizio di recupero di uomo a mare con parabordo in acqua (regolarmente perso… ) o perché il “fuori i parabordo” è l’unico comando che ciascun capitano è sicuro di poter dare ai neofiti della vela quando sono a bordo (salvo prima aver insegnato il nodo per fissarlo e averne verificato la corretta esecuzione).

In fondo, non c’è velista che non si sia affezionato al suo parabordo preferito!

Fuori i parabordo!

Oppure perché il parabordo è l’amico sincero di ogni velista: protegge la barca dalle collisioni in ormeggio, può essere un salvagente, oppure diventare anche un ottimo cuscino per lunghe nottate sul ponte.

Sapete tutti cos’è il parabordo? Nel dubbio…  è un corpo elastico che viene posto a riparo della fiancata dell’imbarcazione per proteggerla da urti o sfregamenti contro la banchina di ormeggio o contro altre imbarcazioni affiancate.

Talvolta, può essere la perfetta controfigura del caduto in acqua nella manovra di recupero uomo a mare, Una sorta di stuntman in versione gommosa e allora si fa chiamare GinoPinoTony, e con un lieto fine non sempre assicurato…

Lungo o sferico, rosso, blu, bianco e anche verde o giallo rientra nell’attrezzatura di base obbligatoria. Anche se la scelta su quale tipologia mettere a bordo non è proprio così banale. A cominciare dal numero…

2, 4 o 6? Quanti parabordo per imbarcazione?

Ricorda che a bordo non si ha mai un numero sufficiente di parabordi! Ne servirebbe sempre e comunque qualcuno in più. Ma in termini minimi, quanti dovrebbero essere? 2, 4 oppure 6?

Facciamo un esempio: su un’imbarcazione di lunghezza fino a 10 metri consigliati sono almeno 2 parabordo per lato, dai 10 metri in su il numero aumenta a 3-4 per ciascuna fiancata, in base al tipo di imbarcazione e così via. Non senza dimenticare quelli di ricambio.

E oltre ai parabordi di misura “normale”, sarebbe utile dotarsi di almeno due parabordo più grandi in caso di ormeggio prolungato, per proteggersi da danni dovuti al forte moto ondoso e al mareggio.

Sferici o lunghi e sottili?

Ciò che maggiormente si vede in giro è il parabordo di forma sferica e/o allungata. Ma spazio e protezione devono essere ben bilanciati. Se ne acquistiamo molti della stessa grandezza e forma e li appendiamo l’uno vicino all’altro possono fare più danni in caso di collisione, che non se avessimo differenziato la forma e le misure. La misura è infatti strettamente legata alla lunghezza e al peso della barca e all’altezza dello scafo. Una barca a bordo libero alto – cioè con una grande distanza tra la superficie dell’acqua e il ponte più alto – dovrà possedere dunque dei parabordi più ampi rispetto ad una barca di peso e dimensioni simili, ma a bordo libero basso.

Quale parabordo per la mia barca?

parabordo “allungato”

Il parabordo a forma allungata è il modello standard presente in qualsiasi porto e sulla maggior parte delle imbarcazioni. E’ pratico e facile da usare sia in orizzontale che in verticale grazie ai due terminali ad occhiello e fissato al railing (le draglie) o al corrimano nel caso di piccole imbarcazioni.

parabordo “a forma sferica”

Il parabordo di forma sferica è un guscio di plastica arrotondata/ovoidale che viene riempito con aria compressa. Grazie a questa forma ha una forza di smorzamento tale da proteggere più di altre tipologie una vasta superficie dell’imbarcazione. Può essere utilizzato anche come “cuscini di manovra” o “parabordo per standby” in occasione di ancoraggio e manovre.

I parabordo piatti e a forma di cuscino sono una grande invenzione!Sono pratici da stivare e hanno una immensa varietà di applicazioni. Funzione secondaria, ma non meno importante, quella di utilizzarli come cuscino o come mini-tavolino. Per lo più sono realizzati in schiuma e rivestiti in nylon a seconda del modello. L’unico svantaggio rispetto alle forme tradizionali e più usate in PVC è quello della leggerezza, che in caso di vento forte può provocarne la perdita in mare, e la minor resistenza in caso di urto.


Vi suggeriamo: in presenza di forte vento e onda legate il parabordo a cuscino al bordo inferiore dell’imbarcazione con un nodo extra

I parabordo da palo e quelli per pontili sono l’ideale per risparmiare spazio a bordo. Quelli da pontile rotabili si presentano in diverse versioni, e ruotando accompagnano il movimento della barca senza danni. Altri tipologie che possono risultare utili sono quelli a gradini molto utilizzati nel caso di ormeggi in banchina fissi.

Dove li metto?

a quale altezza?

Non è stupida la domanda. Denota competenza (e soprattutto intelligenza!) in quanto parabordo messi a casaccio non proteggono assolutamente l’imbarcazione! Solitamente, i parabordi vengono fissati lungo il railing, il corrimano o addirittura alla galloccia. Superfluo ricordare che dovrebbe sempre essere fissato nei punti in cui potrebbero esserci graffi o danni alla barca, in quella che per definizione “da manuale” viene definita come la misura del baglio massimo, ovvero quella misura che in nautica indica la larghezza massima dello scafo.

Nella maggior parte dei casi il parabordo viene appeso al railing. Se esposto a forze e carichi elevati, il consiglio è quello di assicurarli bene ad una galloccia, ad un winch o ad un listello forato. Se posizionato troppo in alto o troppo in basso sullo scafo, perde di funzionalità e riduce la protezione per la fiancata. Provate, provate e provate e trovate i vostri punti di riferimento! Anche in base alle condizioni in mutamento, del mare, del vento, oppure dell’arrivo di nuove barche all’ormeggio, la sistemazione dei parabordo e il loro controllo è d’obbligo! Prima che ci pensino gli altri, possibilmente…

Piccolo consiglio: non utilizzate una unica cima per tutti i parabordi, ma una cima per ogni lato (almeno per quelli diritti), cosicché possano difficilmente rotolare e causare danni allo scafo. 

Quale nodo devo fare?

nodo parlato

Il nodo di fissaggio più usato per i parabordo è il nodo parlato, a cappio o semplice. Il primo permette di spostare i parabordi più velocemente in caso di necessità, ma il secondo più duraturo nel tempo e si mantiene immutato anche in condizioni difficili.

Se volete saperne di più su quali sono i nodi più comuni per la nautica e quali gli utilizzi per ciascuno leggete qui oppure qui.

Ci voglio mettere un po’ di colore…

In occasione dei 50 anni di produzione del modello più classico, la F Series, Polyform ha recentemente allargato la gamma di colori disponibile (come da immagine). Lanciando così una moda di personalizzazione che negli Stati Uniti è già diventata una mania.

Sono 18 i colori disponibili (bianco, giallo saturno, giallo, arancio, rosso, rosso classico, amaranto, verde acqua, verde, lime, verde foresta, blu, blu cobalto, blu talaina, blu nnavy, sabbia, grigio, nero) e svariate le forme.
Anche sulle misure ce n’è per tutti i gusti: dodici modelli che partono dal più piccolo lungo 61 cm x 15,2 fino al più grande da 194,3 cm x 73,7. Si possono anche cambiare le estremità scegliendo tra le tre colorazioni blu, grigio e nero. Per vedere tutte le possibili combinazioni cliccate qui.

E voi, avete già scelto il vostro preferito?

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