“La magia del faro” è il fascino di una lanterna che non si spegne mai. Nemmeno se il vento la scuote e le onde la sovrastano. Non deve e non può spegnersi mai, perché il faro è una vera e propria ancora di salvezza per naviganti di ogni epoca e in ogni mare. Una torre che orienta la navigazione notturna, un segnale di vita a intermittenza costante. Con i suoi i tempi di luce e di ombra, il colore e l’alternarsi dei settori, ciascun faro rammenta la sua natura e la sua posizione. Vietato sbagliarsi. E se non lo sai, sappilo!… avrebbero da dire i marinai avveduti. Alcuni fari nel loro alternarsi di lampi di luce e di buio potrebbero sembrare molto simili, ma non lo sono. Non ce ne sono mai due uguali. “La Magia del Faro” è anche il titolo di un libro scritto da Susy Zappa, che ha voluto vivere per un po’ alla maniera di un “guardiano del faro”. Ce lo racconta nella videointervista. Continuate a leggere...

“Un’esperienza intensamente emotiva che ha lasciato un unico messaggio forte (e non possiamo che esserne convinti anche noi ) non si deve mai dubitare del proprio istinto, ma seguirlo per trovare la propria strada”

Susy Zappa

Oramai sono tutti automatizzati, i fari. Tecnologia e luci led ne garantiscono possibilità di errore praticamente vicino allo zero e durabilità a lungo termine, da far invidia alla pubblicità delle pile “Duracell”. E quasi tutti richiedono pochi interventi da parte dell’uomo. Così, il “romantico” mestiere del guardiano del faro si è meritato da tempo la giusta pensione!

Lo definiamo “romantico”, perché in ogni caso si tratta di una professione che non si può svolgere senza la giusta passione ( … pazzia?). Piuttosto, è da sempre fonte d’ispirazione per scrittori, fotografi, pittori e registi, che si sono dilettati ognuno per la propria arte, a rappresentare quei torrioni in grado di sovrastare il mare stagliandosi in cielo. Le lanterne dei fari conducono a rotta sicura i naviganti, rassicurano i pescatori, e infondono fiducia agli abitanti sulla terraferma. Un mestiere “romantico” sì, ma duro, e fatto apposta per quelli che resistono alla solitudine, per quelli che riescono a isolarsi e a stare bene in solitario con il mare, la natura, i propri pensieri, occupandosi solamente di una lanterna che non deve spegnersi mai.

Tra le regioni al mondo più costellate di fari, vi è la Bretagna, regione nel nord-ovest della Francia. Una storia millenaria alle spalle, un’attitudine nei secoli a mantenersi Stato indipendente, che va a formare un vasto promontorio verso il Canale della Manica e l’Oceano Atlantico. E le cui coste, appunto, sono tra le più densamente puntellate da queste sentinelle dei mari, ubicate in posizioni strategiche e mozzafiato. Arroccati su altissime falesie o svettanti verso il cielo su isole nel bel mezzo del mare, i fari bretoni sono uno più bello dell’altro e ognuno contraddistinto dalla propria storia. 

Il faro Goulenez sull’ Isola di Sein – credits photo Susy Zappa

La natura selvaggia, il clima decisamente influenzato dalla presenza dell’oceano Atlantico con le sue correnti, i venti e le perturbazioni provenienti dal continente artico e nord-americano, la rendono una delle regioni europee più affascinanti e interessanti per chi vuole il contatto puro con i quattro elementi. Bretagna vuol dire anche e soprattutto terra di marinai, corsari e pescatori e sede di alcuni dei poli nautici più importanti di tutta Europa, proprio lì dove stanno di casa i vecchi guardiani del mare. Questi antichi torrioni sono conosciuti in tutto il mondo, immortalati da fotografi nel bel mezzo all’oceano e spesso spazzati dalle tempeste, in particolare si concentrano nella regione del Finistère.

Susy, la “custode” del faro

Ci avete mai pensato a come potrebbe essere la vita di un guardiano del faro? Trovarsi all’interno di uno di questi grandi torrioni, lo sguardo che abbraccia a 360 gradi una distesa azzurra, calma oppure in burrasca, a seconda delle condizioni, con le onde impetuose che lambiscono i vetri della lanterna, una radio ricetrasmittente che gracida, indicazioni di rotte e avvisi meteo, il vento impetuoso che soffia. E poi nient’altro. Nessuno a disturbare, ma anche nessuno con cui parlare. Solo la forza e la potenza degli elementi naturali, il mare e il vento su tutti.

Ecco, la scrittrice Susy Zappa ha voluto personalmente provare questa esperienza, in un altalenarsi di momenti di pura bellezza e istanti di profonda inquietudine. Dopo aver trascorso un periodo nel faro di Wrac’h, “per rivivere le emozioni dei guardiani dei fari”, se n’è tornata a casa con tante idee da mettere in nero su pagine bianche, quelle che hanno composto la sua terza opera letteraria “La magia del faro” (editore Il Frangente). Sono due le storie che dentro si intrecciano: quella di Agathe, personaggio onirico, e, appunto, l’esperienza in solitaria della stessa Susy Zappa sull’isola di Wrac’h, in bretone l’isola della Strega.

A dire il vero, non è questo il suo primo libro sul filo conduttore dei fari di Bretagna, veri e propri punti di riferimento vitali per le navi in balia dell’immensa furia del mare.

Susy Zappa all’opera con carta e penna davanti al “suo” faro – credits photo Susy Zappa

Nell’intervista che ci ha riservato (e non possiamo che ringraziarla per la sua disponibilità e per averci fornito immagini, e insegnamenti, visto che noi ancora, sull’itinerario dei fari bretoni ancora non ci siamo stati), Susy ci spiega com’è cominciato il tutto: prima con “Sein. Una virgola sull’acqua” – storia di un’isola leggendaria circondata da un’aura di mistero, per poi proseguire con “Fari di Bretagna”, storia di uomini di mare ma soprattutto di guardiani di fari, ed infine con “La magia del faro”. In arrivo, è anche una quarta pubblicazione, naturalmente sempre sulla rotta dei fari di Bretagna e quelle sue coste lambite dalle acque dell’oceano, sferzati dai forti venti marini e ritmati dall’alternarsi delle maree.

Guarda la video intervista sul nostro ParabordTube

La magia dei fari – video intervista con Susy Zappa – immagini credits Susy Zappa

Susy Zappa, è anche pittrice e scultrice. Dopo un viaggio sull’isola bretone di Sein, si è innamorata a tal punto del territorio, da cominciarne a raccontare il fascino misterioso dei fari della Bretagna. Per questo è stata chiamata anche a far parte del consiglio direttivo dell’Associazione “Il Mondo dei Fari”, che mira a valorizzare il patrimonio architettonico, storico e culturale rappresentato dai fari italiani. Tutti i suoi libri sono editi da “Il Frangente” li potete acquistare anche on line (link cliccando su ciascun titolo) La Magia del Faro, Sein una virgola sull’acqua e Fari di Bretagna.

Storie mai scontate che fanno sognare e ispirare “cambi di rotta” . Ma anche Idee dono da mettere sotto l’albero… questo libro, così come molti altri che abbiamo proposto e recensito sul nostro blog..

Susy Zappa – il tragitto con la bassa marea verso il faro di Wrac’h– credits photo Susy Zappa

Spicchi infernali di luce

Indispensabili, insieme ai fanali, per l’atterraggio notturno, i fari e i segnali luminosi, all’interno del sistema di segnalamento marittimo I.A.L.A. (https://www.iala-aism.org/), permettono di riconoscere la costa di notte, ma hanno doppia valenza visto che le torri sono utili anche di giorno come punti cospiqui. Di solito hanno luce bianca per 360°, ma per motivi naturali o per ragioni specifiche possono non mostrare i settori oscurati. In alcuni casi sono invece settori rossi (per segnalare rotte di avvicinamento pericolose) o verdi (per agevolare l’avvicinamento).

Quei “diavoli” bretoni…

Con riferimento ai fari in Bretagna, due su tutti meritano una citazione per la loro impressionante imponenza e posizione.

Il faro d’Ar-Men è tra i più famosi dato il carattere isolato, ma anche perché è stato un luogo di lavoro estremamente logorante per la comunità dei guardiani di faro. Non a caso soprannominato “l’Inferno degli Inferni”, in condizioni difficili di mare e di vento non era nemmeno possibile dare il cambio agli operatori ogni 15 giorni, come da regolamento. I colpi delle grandi ondate durante le tempeste sono sempre stati tali da far tremare tutto l’edificio…

Il faro d’Ar-Men è un faro marino costruito tra il 1867 e il 1881 all’estremità della Chaussée de Sein, sulla punta occidentale della Bretagna, Francia. Porta il nome dello scoglio su cui è eretto. Dal 2016 è entrato nel novero dei monumenti storici francesi – credits photo Susy Zappa

Tra i fari “infernali” vi è anche La Vieille, ed anche in questo caso il cambio dei guardiani veniva fatto alla rocambolesca maniera tramite un battello, piccolo e manovrabile, ma solo con il bel tempo. In condizioni meteo difficili nessuno scendeva, si rimaneva un altro turno. Se possibile, quindi, dal faro veniva lanciata una fune che una volta recuperata dai marinai del battello, serviva come base per installare un sistema di “va e vieni” per trasbordare merci e uomini. (Se cercate in internet trovate infinite documentazioni e filmati). Si trova sulla punta di roccia conosciuta come Gorlebella, e insieme al faro Tourelle de la Plate (noto anche come Petite Vieille), segnala alle barche il Raz de Sein, l’ingresso al canale, tra l’isola e la punta del Raz.

La Vieille è un faro all’estremità occidentale della Bretagna. E ‘stato costruito tra il 1882 e il 1887 sullo scoglio roccioso chiamato “Ar Gorle Bella” (la roccia più lontana, in bretone) – credits photo Susy Zappa

Sulla costa ventosa dei Pays des Abers un faro si erge sopra una piccola isola deserta, accessibile solo con la bassa marea,. Qui il faro di Wrac’h, ovvero il faro della Strega, è stata la casa temporanea della scrittrice Susi Zappa per ispirarsi e imbastire il suo terzo libro “La magia del faro”. L’attuale costruzione risale al 1845 ed ha la forma di una torre quadrata dipinta di bianco che si affaccia sul livello del mare di oltre 20 metri. Elettrificato dal 1973, il faro dell’Île Wrac’h è stato automatizzato nel 1993.

Il faro di Wrac’h, raggiungibile a piedi solo con la bassa marea – credits photo Susy Zappa

Qualche accenno mediterraneo…

Ancora oggi, però, nell’epoca dei GPS e dei satelliti, la navigazione marina è legata imprescindibilmente alla luce dei fari di cui ogni buon marinaio ne conosce il significato e le differenze. Guai a sottovalutarne il significato! Portolani e cartografia, ne indicano precisamente le caratteristiche. E dentro l’elenco dei fari e dei segnali da nebbia, che è la pubblicazione italiana (volume unico), edita dall’Istituto Idrografico della Marina, possiamo indagarne tutte le caratteristiche (sia dei fari, sia dei segnali luminosi ed acustici presenti nel bacino d’interesse descritto nel “Portolano del Mediterraneo”). Anche questa pubblicazione è oggetto di periodico aggiornamento, mentre le segnalazioni più urgenti sono contenute negli “Avvisi ai naviganti”. L’analoga pubblicazione inglese, ma con copertura mondiale, è il “List of lights” edito in 11 volumi dal Servizio Idrografico dell’Ammiragliato. Analoghe pubblicazioni vengono edite dai servizi idrografici delle altre nazioni, tutti aderenti all’Organizzazione Idrografica Internazionale (I.H.O.).

E se in passato i fari erano costituiti da fuochi che gli antichi accendevano in prossimità di promontori, porti o pericoli per segnalare ai navigatori i punti cospicui sulla costa di notte, con il tempo le costruzioni a picco sul mare si sono evolute in vere e proprie opere d’interesse artistico. Pensiamo ad esempio, nel Mar Mediterraneo, al faro di Alessandria d’Egitto, tra le Sette Meraviglie del mondo antico insieme al Colosso di Rodi.

Sia pur su scala ridotta, qualcosa di simile avviene lungo tutte le coste italiane, dalla Lanterna che domina il porto di Genova, da sempre simbolo della città di Colombo, alla grande torre bianca di quello della Vittoria, a Trieste, fino a Punta Libeccio sulla piccola isola di Marettimo, 25 miglia a ovest di Trapani. E ancora, a nord, l’immagine che sale alla mente è anche quella del faro dell’Isola Giraglia, da cui prende il nome una delle regate d’altura più famose del Mediterraneo, ed a sudest il faro di Punta Palascia o Capo d’Otranto, che è il punto più orientale d’Italia e dal quale si può osservare un’alba meravigliosa che sì, “nasce” dal mare, ma ancora con il cielo stellato. Il faro spicca in mezzo alle rocce e sovrasta l’infinita distesa cristallina del mare, nel punto in cui si incontrano mar Ionio e mar Adriatico.

In Italia i fari italiani sono gestiti dalla Marina Militare, che attualmente impiega nel ruolo circa 50 militari e 360 civili. Si può accedere alla professione solo tramite concorsi pubblici.

Il faro: un luogo di pietra che richiama energia; un punto d’incontro per esplorare e meditare, testimone perenne dell’illustre mare.

Una Bretagna “molto antica”, con la sua costa puntellata di fari

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